Riflessioni 

Non ci vuole coraggio ad affrontare per la prima volta situazioni difficili… Ci vuole curiosità, interesse, fascino, stupore, slancio vitale, bisogno del nuovo e del diverso, necessità di crescita e di avventura, desiderio… Ma non coraggio. E ci vuole anche una piccola dose di incoscienza legata alla non conoscenza delle situazioni che si stanno andando a fronteggiare, delle sfide a cui si farà fronte. 
Poi man mano si acquisiscono consapevolezza di sé e conoscenza relativamente a quel luogo, a quelle persone, a quel tipo di viaggio, a quel mezzo che ci porterà… alle nostre capacità, alle culture che incroceremo, alle furie del tempo e della natura, alla cattiveria della gente, anche, alla furia dell’uomo… Di pari passo, per fortuna, con la genuinità e con l’ospitalità, che generalmente sono proporzionali ai guai. I guai se non imbrutiscono rendono più accoglienti e solidali.

Una consapevolezza nuova e una conoscenza nuova, vere, non  supposte e immaginate a distanza attraverso la nostra fantasia basata su esperienze altrui e su cose lette o viste tramite uno schermo che rappresentano – se non il falso – sicuramente solo una parte della realtà obiettiva, filtrata a sua volta da punti di vista altrui. 

È nel momento in cui entrano in gioco la vera e diretta consapevolezza di sé in un determinato ambiente che entra in gioco il coraggio. Nel momento in cui ci si rende conto di ciò che si è in grado o meno di fare, dei propri limiti, di quanto c’è da lavorare per andare oltre e riuscire a dare il necessario se non di più. 

Il coraggio di andare avanti per quella strada, dopo essersi affacciati e aver visto com’è, dopo aver toccato con mano le difficoltà e non solo le cose belle, e dopo aver annusato il rischio vero e il pericolo a cui si va incontro e non solo il bello e il sogno di cui ci si riempirà. Dopo aver incontrato anche gente vuota e imbrutita, povera d’animo, e non solo persone sorridenti pronte ad aprirti la porta. 

Il coraggio entra in gioco nel momento in cui ogni giorno decidi di non arrenderti, di perseverare, di insistere, di andare avanti, con forza d’animo e resilienza, di migliorarti. Di restare in gioco. Perché non basta mettersi in gioco. Poi bisogna arrivare fino alla fine. 

Ci vuole coraggio per andare avanti. E ce ne vuole per tornare una seconda volta in certi posti. E per intraprendere una seconda volta certi tipi di viaggi, tanto meravigliosi quanto impegnativi. 

Quando ho iniziato ad andare in montagna lo facevo si con amore e stupore, ma anche con incoscienza e ignoranza. Ed era tutto solamente e stupendamente bello. Ora lo faccio con coscienza e un po’ di ignoranza in meno. E ho una paura diversa. Ci vado molto più piano, con più cautela e attenzione, accelerando solo se strettamente necessario, ma con presenza. Di conseguenza, nelle situazioni più estreme, devo raccogliere ogni volta molto più coraggio per affrontare neve, roccia, scalate, grotte. Perché so a cosa vado incontro, non solo per sentito dire, ma per esperienza diretta. E lo affronto con più rispetto, e con più coraggio. E so che oltre al bello c’è tutto il resto. E a volte ci vuole coraggio anche per decidere di tornare indietro. Ma non è questo il caso, o almeno spero non lo sarà. 

Questo vale nella vita. E nei viaggi che stiamo affrontando. E che affronteremo. 

Foto: Sirkhane_Mardin 

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