CON-FINE

<<con-fine, è un finire insieme, una doppia fine, la fine di due realtà, la fine di due libertà, la libertà di andare e la libertà di tornare, la libertà di fuggire o di andare ad aiutare a fuggire. La libertà di calpestare qualsiasi terreno di questo mondo perché ci appartiene, o meglio perché non appartiene a nessuno. La libertà di muoversi e spostarsi. La libertà di vedere i propri cari. Come Berlino est e Berlino ovest.>> (https://kesinliksonsuzluk.wordpress.com/2017/03/19/quello-che-resta-07032017_18032017/

Confine è anche dove non puoi fare foto, dove non puoi indicare dall’altro lato, dove non puoi sostare troppo e dove non puoi curiosare, dove devi avere mille occhi.

Dove ci sono più poliziotti che civili, molti in borghese, molti pronti a farti tranelli perché pensano di scoprire chissà cosa. 
Dove c’è il coprifuoco e i poliziotti ti dicono di non uscire nemmeno poco prima, preché altrimenti potrebbe esserci una “punizione”. Dove ti sparano a mezzanotte bombe-gas al peperoncino dentro casa, per tanti motivi e per nessuno. Forse solo perché aiuti bambini di un’etnia che loro stanno cercando di annientare da secoli.

Dove ci sono carri armati e macchine blindate della polizia in tutti gli angoli della città. 

Dove due bambini muoiono per l’esplosione di una bomba che era lì da un pò. Sono morti insieme. Una fine condivisa. Il con-fine.

E’ dove i poliziotti ti dicono di stare attento perché è al momento il posto più pericoloso della nazione in cui ti trovi. Ti dicono di non parlare di politica perché non puoi sapere le reazioni dei tuoi interlocutori. Ma in realtà tu stai parlando di tutto e con tutti e problemi non ne hai avuti. La gente del posto ti ama. Stai aiutando i loro bambini.

In realtà l’unico vero problema avuto nella tua permanenza lì, è stato prorio la polizia.
E tu lo sapevi quando sei partito. Ma poi sul posto hai verificato che è proprio così.

Confine è dove finisce l’arcobaleno, ma quel miraggio colorato lontano nel cielo è più raggiungibile della terra che potresti calpestare dieci metri più in là.

È dove l’acqua del fiume può scorrere ma tu non puoi correre. 
È dove ti ritrovi a scherzare su una zattera fatta di tartarughe per nascondertici dentro e guadare il fiume seguendo la corrente che porta in Siria. 

E’ dove i bambini e le famiglie la domenica fanno il pic-nic sotto il muro e il filo spinato.

E’ dove prendi un caffè e il panorama è quel muro di sempre col filo spinato di sempre. Di tutti i giorni, che quasi ti ci abitui, ma poi invece non ti ci abitui mai. Border-bar. Potrebbe funzionare come nome.

E’ dove vedi fumo uscire all’improvviso dai palazzi, in seguito a botti, e non ti chiedi perché più di tanto, perché in fondo lo sai. Quello che non sai è che di lì a poco capiterà a te.

È dove chi ci vive ti dice che bisognerebbe essere uccelli.

Confine è quando stai lì a pensare e ripensare se è il caso o no di pubblicare le foto che hai fatto e che non potevi fare, anche se non era scritto da nessuna parte che non potevi. Ma tutti lo sanno e ti potevano portare dentro e farti mille domande, per quelle quattro foto. E tu sai di essere schedata e controllata. E sai che se anche il tuo nome Facebook è falso, quello dei tuoi amici da loro controllati è vero. E sai che se vogliono non ci mettono niente ad entrare ne tuo computer, nel tuo cellulare, nella tua vita…