PARTENZA – 17/02/17 – treno Roma_Pescara 

​Giorno uno. Finalmente sono partita anch’io. Non ce la facevo più a star ferma sapendo che Gigi aveva già iniziato da due giorni il suo viaggio verso me e la Turchia. 

Stare ferma me lo faceva percepire più lontano. Ora invece, anche se geograficamente in questa prima fase ci stiamo allontanando, abbiamo davvero iniziato ad avvicinarci. 

Lui in tre giorni ha già superato i primi duecento chilometri, tutti d’Appennino e saliscendi, ha incontrato le prime meravigliose persone che si sono innamorate di lui e di noi e ha avuto i primi felici regali.

Ha superato le prime prove, problemi tecnici e acido lattico, quello del primo giorno, quello che credi non passerà mai, quello che pensi che non ce la farai mai, e poi invece reagisci e alla fine del secondo giorno già stai meglio, hai superato te stesso e inizi a pensare che forse il mondo puoi conquistarlo davvero con le tue due ruote e con l’amore che ti dà forza. 

È spuntato anche il primo bambino di questo viaggio in parallelo. Incuriosito s’è avvicinato a questo strano personaggio dal capello scombinato che stava giocando con le palline affianco a una montagnella strana che vista più da vicino si capisce che è una bici con uno zaino da campeggio e con dietro un carrello pieno di roba indefinita e infagottata. Lo strano personaggio, Gigi, lo fa giocare con le sue palline e gli inizia ad insegnare qualcosa. Ma il papà del bimbo spaventato e preoccupato sempre dallo strano personaggio, si arrabbia e lo richiama a sé. Il bimbo corre ma andando via si rigira per un ultimo sguardo al ragazzo delle palline e della bicicletta. 

Mi arrabbio un po’ con i genitori così. Ma spero e mi auguro che nel tempo la curiosità del bimbo verso il nuovo, il gioco e il diverso vinca. E tra tanti anni magari si ritroverà a viaggiare in bici o ad avere a che fare in qualche modo con la giocoleria, e si ricorderà di quei buffi capelli scombinati e di quel bel sorriso vivo.

Per fortuna non sono tutti uguali i genitori. Una volta sotto Natale ci eravamo fermati in un angolino per strada, a Napoli, a giocare sempre con le palline, si avvicina un signore e ci chiede se il figlio può giocare un po’ con noi. Ci giriamo e vediamo questo bambino sugli otto-dieci anni, con tre palline in mano, che sorride timido e piano piano si avvicina. Resta con noi una ventina di minuti. Il papà in disparte guarda sorride e aspetta paziente. Poi ci racconta che il bimbo gioca da poco ma gli piace un sacco e passa parecchie ore al giorno ad allenarsi. Le palline se l’è costruite lui con i palloncini e il riso. Alla fine ci chiedono anche di fare una foto tutti insieme, e se ne vanno felici!

Io di bimbi, nel mio ancora breve cammino fatto per ora solo di treni e di una lunga attesa alla stazione, non ne ho ancora incontrati. Ma ne vivrò tanti in Turchia, quando arriverò a Mardin tra cinque giorni. Appena arrivata verrò introdotta da Hamits alla scuola e alla guest-house per i volontari, e inizierò a farmi la prima vera idea di ciò che mi aspetta nei prossimi due mesi, nell’attesa di Gigi.

Intanto vado a Pescara, a continuare ad imparare e a crescere un altro po’ nell’arte dei trampoli che andrò poi a insegnare a Mardin, grazie ai ragazzi de “La Tenda in Circolo” e grazie ai “The Carpetbag Brigad Phisical Theatre” che per la seconda volta si uniranno in tre giorni di laboratorio intensivo di trampoli, acrobatica, yoga, danza contact, creazione, improvvisazione, floor-work, axis syllabus, e tanto altro, tutto mirato a vivere i trampoli in un’ottica diversa. Per la seconda volta io avrò l’onore di partecipare a tutto ciò. E per la prima volta avrò l’onore di insegnare qualcosa, giocando, a chi ne ha veramente bisogno e nel bisogno apprezzarà ancora di più quel prezioso poco che proverò a trasmettergli. 

Chi non ha niente apprezza di più le piccole grandi cose. Soprattutto se si tratta di bambini. 

Per fortuna i bambini sono bambini in tutto il mondo, e anche da noi ci sono ancora bambini in grado di apprezzare il gioco vero. Come il bimbo che ha incontrato Gigi. E come il bambino che abbiamo incontrato a Napoli.